Se fossi un Vc (o uno startupper)

Sono un appassionato di digitale, mi interesso e mi occupo di start up a vario titolo – startupper, business angel, azionista, membro di advisory board di un Vc seed, consulente – da quasi 10 anni (8 per la precisione). E in questo periodo mi sono fatto un’idea chiara di che cosa finanzierei e che cosa no. Sicuramente è il frutto diretto della mia esperienza e pertanto opinabile e parziale. Ma tant’è: se fossi un Venture Capitalist questo sarebbe l’elenco di raccomandazioni che metterei sulla pagina di invio dei progetti.

  1. Se pensi che negli Stati Uniti tutto sia meglio, le premoney, i venture capitalist, gli incubatori etc etc hai perfettamente ragione. Pertanto non mi mandare il tuo progetto, prendi un aereo e vai a San Francisco.
  2. Se il tuo Business Plan, a fine periodo, fa il 40% di Ebitda e 20 milioni di € ricavi non me lo mandare, non lo prendo in considerazione.
  3. Se il tuo progetto è di coda lunga, non ha ancora un modello di business o deve raggiungere alcuni milioni di utenti, non me lo mandare, non ci credo.
  4. Se non vuoi seguire il consiglio sopra, almeno togli la slide in cui dici che cresci perché il tuo marketing sì che è virale.
  5. Se mandi un progetto B2c sappi che non li escludo ma preferisco quelli Btob.
  6. Elimina dalla presentazione (se c’è) la slide sulla exit che dice “IPO o Trade Sale”.
  7. Oltre a che cosa farai nei prossimi 5 anni dimmi soprattutto che cosa vuoi fare nei prossimi 3 mesi

Lo so anche io: non sono raccomandazioni particolarmente evolute ma prendono semplicemente atto della realtà in cui siamo, una realtà ancora poco evoluta appunto. Che ha fatto enormi passi in avanti in pochissimo tempo ma che è ancora all’inizio: pochi soldi da investire, pochi vc, poca competizione tra di loro e soprattutto poche exit. Questa è senz’altro la parte più debole del sistema che più di altre fà si che i vc possano rischiare poco e puntino su realtà che possono avere, più di altre, qualche chance di “tornare” dell’investimento. In questo modo ci perdiamo le opportunità più golose che invece sono consentite negli States (Facebook, Twitter, Snapchat & co.) ma non è “colpa” dei fondi e della loro supposta codardia, incapacità o avidità.  Bisogna sempre ricordarsi che cos’è in sintesi il mestiere di un vc: fornire alle start up strumenti per la crescita (denaro e non solo), contribuire a creare valore e poi vendere la propria partecipazione remunerando gli azionisti. Ma siccome fin qui il Venture Capitalist non l’ho mai fatto ma lo startupper sì, se dovessi rifarlo rimanendo in Italia terrei per buone esattamente le stesse regole. Oppure andrei direttamente in Usa senza lamentarmi troppo.

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