Alberto

Non ci sono mancati motivi di contrasto, di dissenso e infine di scontro. Anche forte, frontale. E poco tempo fa. Ma da quando ho saputo che il destino ti ha portato altrove mi si presenta davanti il tuo volto malinconico, sofferente. I laghi neri dei tuoi occhi in fondo ai quali affondavi tutto.

Eri riservato, o selvatico come piaceva dire a te. Quando si condivide la fatica di una start up per più di due anni si sta seduti a un metro di distanza per un numero esagerato di ore, si oscilla continuamente tra l’esaltazione e la speranza di una gloria vicina e il baratro del fallimento, si mangia insieme, si beve insieme. Eppure mai una volta che aprissi qualche varco sulla tua vita privata, solo tua figlia riusciva a squarciare la tela come un quadro di Fontana. Come sapeva bene l’inglese, come diventava grande, come indovinare il regalo per il suo compleanno.

Eravamo troppo diversi io e te ma lo sapevamo e sapevamo che per andare d’accordo dovevamo fare qualche sforzo, non ci veniva naturale. Dicevamo che era così nei matrimoni combinati indiani, che però alla fine durano più dei nostri. E questo sforzo lo facevamo, facilitati dal fatto che alla fine non c’era nulla di personale, solo conformazioni mentali diverse che portavano a viste diverse.

Rimane qui il ricordo di una persona gentile, pura fin quasi all’ingenuità, in cerca di serenità. Che il Signore ti accarezzi.

 

 

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